Antifascismo. Licata - 24 settembre 2005. Commemorazione del partigiano Severino.
24 Settembre 2005, a distanza di ben sessant'anni Licata ricorda un suo
cittadino, Raimondo Saverino, partigiano ucciso dalle truppe fasciste
il 21 Marzo 1944 a Borzonasca, Genova.
Un doveroso atto di
commemorazione verso un uomo morto non in battaglia ma durante un
giorno di festa, mentre si celebrava il rispetto della vita. Severino
fu costretto a sedere su una sedia che divenne il suo stesso patibolo e
gli aguzzini repubblichini lo seviziarono sino alla morte per carpirgli
notizie riguardo i suoi compagni. Questo fu uno dei tanti partigiani
che si immolarono per una giusta causa: il diritto al rispetto ed alla
libertà ogni essere umano.
Il sentito e commosso ricordo del sindaco
di Borzonasca e del comandante della brigata Severino hanno puntato
sull'importanza del ricordo non quale mera celebrazione fine a se
stessa ma quale monito per le attuali condizioni del nostro paese, per
i continui atti contro la nostra costituzione, per l'indignazione che
ogni giorno noi tutti dovremmo provare perchè l'insegnamento lasciatoci
da uomini come Severino non vada mai dimenticato quale modello di vita,
che ahinoi nelle classi politiche che si sono succedute čtato
grandemente offuscato da interessi personali ed economici sempre
maggiori. Con il loro sincero ricordo contrasta in pieno l'intervento
del nostro primo cittadino, il cui discorso si è dipanato tra una serie
di ipocriti slalom stando ben attento a ciòche doveva essere ignorato,
espressioni e citazioni che avrebbero offeso la sua appartenenza
politica, e che si è quindi ridotto ad una tristissima occasione per
autocelebrare se stesso ed il proprio merito per aver fatto sì che
tutto ciò potesse aver luogo.
Le sorti della lunga mattinata sono state
risollevate dalla presenza del pittore argentino Silvio Di Benedetto
che attraverso la propria opera d'artista ha lasciato al nostro paese
un degno ricordo di Severino, una scultura su pietra che lo raffigura
nell'istante in cui è prossimo alla morte, posta nella villa Garibaldi,
in pieno centro cittadino. Un modo per non dimenticare la cui
importanza trascende però questo gesto commemorativo per diventare un
continuo punto di riferimento per tutti coloro i quali credano nei
valori: tolleranza, libertàgiustizia, oggi continuamente vilipesi.